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Genova 23 febbaio 2013

Il governo italiano spende ogni anno circa 400 milioni di euro per sostenere l’autotrasporto, il grande malato di una catena logistica tra le più inefficienti d’Europa. Di tutti questi milioni, nemmeno un soldo per incentivare lo spostamento delle merci dalle strade ai traghetti, unico modo per ridurre smog e intasamenti. Mentre ogni anno circa 130 milioni vengono erogati per i pedaggi autostradali.Oltre a 90 per ridurre i costi Inail, 15 per la formazione, altri 20 per le assicurazioni.

Numeri che fanno sobbalzare il viceministro Mario Ciaccia quando le associazioni di categoria gli rimproverano scarsa attenzione al settore. I soldi in verità ci sono. Ma non per ridurre l’inquinamento incrementando il trasporto sui traghetti. Un brutto paradosso visto che, nei primi anni Duemila, l’Italia aveva inventato l’Ecobonus, per ammissione della stessa Commissione europea uno dei modi più innovativi e compatibili con le regole del libero mercato per incentivare il cambio intermodale tra strada e mare. In pratica, si tratta di un contributo (fino al 30% del nolo mare) dato all’autotrasportatore che invece di viaggiare in autostrada sceglie di caricare il proprio mezzo su un traghetto.

Nella ratio del legislatore, il sistema doveva “abituare” gli utenti a utilizzare i traghetti che, visto i costi del carburante e la necessità per gli autotrasportatori di ridurre il tempo alla guida, sarebbe stato comunque più conveniente. Solo che l’Ecobonus, per responsabilità della stessa Commissione europea, è finito nel cassetto dei ricordi. E non dà cenno di poterne uscire a breve, nemmeno in una versione “europea” allargata, di cui pure si è a lungo parlato. L’ultimo appello è stato lanciato dalla presidente dell’associazione di categoria Cna Fita, Cinzia Franchini: «Ogni sforzo è necessario - dice - per scongiurare il rischio di un locco definitivo dei fondi da parte dell’Europa». Fermi in cassaforte ci sono infatti i 30 milioni di euro previsti per il 2010 e per cui gli autotrasportatori hanno già presentato tutte le pezze giustificative. L’Europa però vuole vederci chiaro e c’è il rischio concreto che blocchi l’erogazione degli aiuti. Motivo? Sarebbero “aiuti di Stato” non più giustificabili mentre, per il periodo 2007-2009, i 170 milioni distribuiti agli autotrasportatori non solo erano stati autorizzati, ma anche considerati un “modello positivo” a cui gli altri Paesi europei avrebbero dovuto e potuto ispirarsi. Cosa è cambiato nel frattempo? «È cambiato - spiega Francesco Benevolo, direttore operativo di Ram - che l’accordo per il 2007-2009 prevedeva che gli autotrasportatori, dopo aver usufruito degli aiuti per i tre anni, si impegnassero a mantenere comunque la stessa quantità di traffici sui traghetti anche in futuro». Di mezzo, però, c’è stata la crisi mondiale e in Italia si aspettavano il via libera alla proroga dell’Ecobobus nel 2010 e nel 2011. Per il 2010 erano stati diramati anche tutti i regolamenti e presentate le documentazioni ma l’Antitrust europea non scioglie ancora la riserva. Ram, la società del ministero dei Trasporti che promuove le autostrade del mare, si trova così in mezzo al guado: «Una risposta la aspettiamo a breve» assicura però Benevolo. E in futuro? «In futuro si parla di un Ecobonus su scala europea» che riduca così i rischi di concorrenza sleale tra Stati. Ma sinora non si è visto molto e negli ultimi dieci anni i passi concreti della Commissione per creare un quadro di regole comuni nello shipping non hanno fatto grande strada.

Nel frattempo, in attesa del verdetto di Bruxelles sull’Ecobonus italiano, le società dell’autotrasporto - spesso “padroncini con un mezzo unico - che si aspettavano i soldi per il 2010 fanno i conti con bilanci sempre più problematici. «Per molti il peso degli aiuti sul fatturato è determinante» spiega Salvatore Puleri, del consorzio siciliano Lo. Tr. As. La Sicilia è infatti una delle regioni più penalizzate. Difficile, per altro, capire l’impatto dei mancati aiuti nel 2011-2012. Pesa troppo la crisi e poi non ci sono dati raccolti nè da Ram nè da altri istituti.

Secondo uno studio Unicredit, però, negli anni in cui l’Ecobonus è stato attivo un 5% dei trasporti è passato da strada a mare. Un successo, Che rischia però di essere rinchiuso nel cassetto.

 

Samuele Cafasso

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